• 3 settembre 2018
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FLAVIO PAOLUCCI – I SENTIERI IL SENTIERO – MOSTRA TEMPORANEA

Immagine di copertina: Il sole riscalda l’albero – 2018 / bronzo, legno, colore / 31 x 66 x 14 cm

FLAVIO PAOLUCCI

I SENTIERI IL SENTIERO

a cura di Luigi Cavadini

 9 settembre 2018 – 6 gennaio 2019 

 Da mercoledì a domenica dalle 13.30 alle 18.00 

Dopo la presentazione dei lavori storici di Mario Nigro, la mostra autunnale della FONDAZIONE GHISLA ART COLLECTION di Locarno si focalizza su un artista ticinese proponendo, a partire dal 9 settembre, una rassegna di opere (dipinti, sculture, installazioni) di FLAVIO PAOLUCCI, nato a Torre in Val di Blenio e attivo a Biasca, che ha alle spalle una lunga militanza artistica che lo ha visto esporre nelle maggiori città svizzere, ma spesso anche in Germania e in Italia.

Questa mostra a Locarno è una sorta di ritorno alle origini perché proprio qui, presso la Galleria Il Portico, Paolucci tenne la sua prima esposizione sessant’anni fa, nel 1958, affiancato come giovane promessa (aveva da poco ottenuto un importante premio alla Biennale dei Giovani di Gorizia) al più anziano e affermato scultore Giovanni Genucchi (1904-1979).

L’esposizione segue il percorso di ricerca che l’artista ha condotto negli ultimi trent’anni, vivendo la sua esperienza creativa in sintonia con il mondo naturale e costruendo la sua arte con materiali tratti dalla natura: legni, rami, carte, pietre, marmo, colori, fino alla fuliggine che diventa strumento particolare e determinante per definire i fondi dei dipinti e spesso anche la pelle dei suoi lavori scultorei.

La sua opera infatti si sviluppa a tutto campo: la pittura e la scultura fanno parte della sua storia, che però non è certo estranea agli sviluppi dell’arte degli scorsi decenni, anni in cui ha attraversato o sfiorato alcune delle correnti artistiche d’avanguardia, dall’informale alla pop art, dal concettuale all’arte povera, all’arte ambientale. Tutte queste esperienze hanno trovato poi una evoluzione originale nelle installazioni realizzate a partire dagli anni Ottanta che la mostra ben documenta evidenziando come programmaticamente Paolucci si muova tra i colori, le forme, la materia e i materiali con grande libertà e con grande rispetto per il valore di ciascuno di questi componenti della sua espressione artistica. La semplificazione estrema del linguaggio gli consente di condensare in pochi segni e poche forme messaggi e riflessioni, che hanno a volte valore di denuncia e a volte valenze liriche, ma anche di dar voce ad accorati richiami al valore e al rispetto della natura.

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